Missione

Italo-Irachena

ad Abu-Tbeirah

Abu Tbeirah, il cui nome antico è ancora ignoto, è un sito sumerico del III Millennio a.C. situato alla periferia Sud-Est di Nasiriyah.

Tutto ha inizio nel 2008, quando il ministro italiano degli Affari Esteri ha finanziato un progetto volto all'insegnamento dell'Assiriologia e alla Storia del Vicino Oriente Antico a Franco D'Agostino, professore della Sapienza Università di Roma. Così, nella Primavera del 2010 fu concesso ad un team italo-iracheno, da parte del direttore del SBAH, Dr M.R. Qays, il permesso per iniziare una campagna di scavo nel sito di Abu Tbeirah e, nel Settembre dello stesso anno, è stato compiuto il primo sondaggio del sito; proprio in questa occasione si decise di avere una seconda, più dettagliata indagine a Marzo 2011, che condusse alla prima campagna nel Gennaio-Marzo 2012. Il progetto di scavo era inteso come primo step per la normalizzazione delle attività del SBAH, in seguito al lungo periodo di arresto iniziato con la prima Guerra del Golfo, nel 1991.

Il tell, situato a 7 km a Sud di Nasiriyah in un'area petrolifera conosciuta come Al-Rafidayn, copre 43 ettari dell'area ed è noto popolarmente come "Ibrahim's Mounds","Le colline di Abramo". Il sito è diviso in quattro settori da un antico canale che va da Nord-Ovest a Sud-Est e da un gasdotto che parte da Nord-Est verso Sud-Ovest. Due grandi canali correvano intorno ad Ur, uno a Nord e uno a Sud della città; probabilmente il canale a Nord continuava a Nord-Est, come è stato dimostrato dalla presenza di numerosi siti disposti lungo la prosecuzione di un fiume artificiale, testimonianza che ci ha permesso di ipotizzare una connessione tra il canale che corre a Nord di Ur e quello che attraversa Abu Tbeirah, per cui i due grandi centri erano politicamente e amministrativamente connessi.

Le importanti scoperte delle ultime sei campagne stanno gettando luce su un periodo ancora oscuro della storia della “Culla della Civiltà”; i resti archeologici di Abu Tbeirah sono infatti testimoni di un periodo di forte cambiamento del territorio Mesopotamico, vale a dire il passaggio da un sistema di città-stato alla creazione del primo impero universale sotto Sargon di Akkad nella seconda metà del III millennio a.C..

Nel luglio 2016 abbiamo assistito ad un successo unico per il paese Iraq: l’iscrizione all’interno della World Heritage List dell’UNESCO di un sistema misto di beni culturali e ambientali, rappresentato dalle Paludi del Sud dell’Iraq, le “Marshlands”, e dei siti archeologici di Ur, Uruk ed Eridu. L’unione tra questi beni così diversi è insita nello stretto legame che esiste tra l’ecosistema delle paludi, create dal delta del Tigri e dell’Eufrate, e la cultura che qui si sviluppò in antichità. Sebbene attualmente la zona occupata dalle Marshland sia localizzata più a Sud-Est e i siti si trovino in un’area desertica, le evidenze di continuità culturale hanno dimostrato lo stretto legame tra le paludi e lo sviluppo storico e la realtà quotidiana di quelle antiche città. I siti archeologici sorgevano lungo canali, naturali o artificiali, che li collegavano tra loro: grazie ai porti, le connessioni e i commerci tra le città erano molto agevoli, consentendo lo scambio non solo di merci ma anche di persone e idee. Se ciò non bastasse, i rinvenimenti archeologici dimostrano una fortissima connessione culturale tra i Sumeri e i Mada’in, la popolazione che abita ancora oggi le Marshland. E da Abu Tbeirah ne vengono numerose testimonianze: le stuoie e i cesti intrecciati sono identici a quelli ancora oggi prodotti dagli abitanti delle Paludi, come del resto i giochini in argilla realizzati dai bambini o addirittura le ricette della tradizione culinaria come il Masguf o la Razza cotta al Tannur.